Ieri tutti a casa mia, a mangiare la polenta in tutte le varianti: polenta e zola, polenta e salsiccia, o con stracotto, con verdura, con merluzzo e piselli. Ho cucinato tutto il sabato! In 14 a tavola, non lo so nemmeno io come ci siamo stati tutti quanti. Chi è arrivato con i bambini, chi è sceso dalla macchina con un frigorifero pieno dicendo "ti ho portato giusto una cosina!", chi con un cheesecake fantastico salvo guarnirlo con marmellata di fragole a cui la sottoscritta è allergica, e tutti lo sanno da 31 anni :-)
Ma è stata una domenica meravigliosa con tutti i miei amici (quasi tutti) e il Guh. Mi è solo dispiaciuto che, a fine giornata, mia mamma si sia messa a farmi l'elenco delle cose che non andavano bene e delle mie imprecisioni.
"certo che insomma... quello spezzatino l'hai fatto un po' attaccare, eh... io non so perchè non hai voluto che te lo facessi io"... O ancora: "Ma dico, ma hai visto la F. come è a terra? Ma lo sai che il lavoro non le va bene? No, perchè guarda, a me lo ha raccontato, sai, con me si è confidata..."
Ah mamma, santo cielo, non cambierai mai. Mi vieni a raccontare i problemi delle mie amiche come se me li stessi rivelando tu, quando li conosco benissimo e da molto più tempo. Quando sai che detesto quando fai la "mammamica" delle mie, di amiche. Quando vuoi fare quella che organizza, che gira e rigira, che ha in mano il controllo della giornata: e io ti lascio anche un po' fare, mamma, perchè ho imparato a trattarti con quella stessa pazienza che tu devi aver avuto con me quando piangevo di notte, quando mi cambiavi i pannolini, quando avevo le coliche. Non ho mai creduto alla favola che la mamma sia un'amica della figlia: la mamma è la mamma, non la confidente perchè non ti tratterà mai con imparzialità.
Non mi sono arrabbiata di fronte alle tue petulanti critiche, non ho sbuffato di nervoso, non ho detto niente. Ma quando mi hai detto "eh... certo che le tavolate che ci facevamo quando c'era Marco... quelle sì che erano un'altra cosa" beh mamma, che posso dirti? Mi vuoi far vivere nel passato, vorresti che o Marco o niente, vorresti non tagliare mai quel cordone con una vita che non è più la mia. Non mi lasci andare mamma, non mi tratti da adulta, e io invece vorrei farti capire che ho bisogno della mia vita: e questo non significa non amarti più.
WHERE IS MY HOME?
Quando ho iniziato il nuovo lavoro, ad agosto, ho chiesto al Guh se poteva ospitarmi provvisoriamente a casa sua: un po' per evitarmi un'ora e 20 + un'ora e 20 di treno ogni giorno, un po' perchè così avremmo visto cosa significasse la convivenza.
E adesso, passati tre mesi, viene il momento in cui potrei anche cercarmi una casa. Qualche risparmio ce l'ho, non molto in rapporto ai prezzi di Milano, ma abbastanza per cercare ragionevolmente una piccola sistemazione. Ho iniziato a prendere qualche catalogo dalle agenzie, a leggere il Trovo Casa del Corriere, a informarmi insomma.
Il Guh mi lascia fare, mi dice "ma certo, ma ti capisco, fai bene a volere la tua indipendenza... dopo la tua storia così lunga, dopo quello che hai passato... non voglio importi nulla" e tutte queste cose così affettuose e comprensive, che dovrebbero farmi sentire a mio agio, tranquilla.
Ma... eh già, ma. Perchè nel mentre che parla così, si prodiga di andare all'Ikea a prendere le nuove lampade per il bagno perchè prima, senza luci allo specchio, non riuscivo a truccarmi bene (ma lui nega, e dice che l'ha preso per farsi meglio la barba); acquista una nuova libreria "così sistemo un po' questi volumi che ho sempre sparsi in giro", mi dice, salvo poi lasciare vuoti 4 ripiani sui quali, casualmente, trovo appoggiati dei miei oggetti; cose così.
Il Guh è l'uomo meno legato ai beni materiali che si possa immaginare. Non gliene è mai importato nulla di avere le luci in bagno, di rinnovare le tende, di riverniciare la porta, e questo mi è ampiamente testimoniato dai suoi fratelli e dai suoi storici amici.
E io qualche volta penso che la vita con lui si sta rivelando una gioia, ma qualche altra volta penso al mio passato, a quel che poteva essere e non è stato, risento le parole di chi mi ha detto "sei la persona peggiore della terra" e aveva forse ragione: e non riesco a essere non dico felice, ma nemmeno normale, in quei giorni.
Ho paura di pensare a una casa in due, magari è solo questo; "solo" per modo di dire.
NOVEMBRE, CHE VITA!
Novembre triste mese funereo? Mai sentita frottola più grande!
A parte il fatto che è il mese del mio compleanno (e anche stavolta, come sempre, ne ho compiuti 18), novembre ha regalato a zia Angela già due bellissimi nipotini: il giorno 2 è nata Victoria e il 23 è arrivato Emiliano. Figli di amici carissimi, certo, perchè io non ho fratelli biologici: ma non potrei sentirmi più zia di così :-)
E sta per sbarcare anche il nipote del Guh, il figlio di sua sorella, atteso a giorni se non a ore: e questo dovrebbe rendermi qualcosa di abbastanza simile a una zia vera e propria.
Insomma, in questo mese di novembre è arrivata più vita che in un formicaio a marzo, ed è proprio molto bello.
Ok, lo ammetto: Angela che va a scegliere il carillon da mettere sulla culla con le api che girano da regalare ai suoi pupiti è uno spettacolo che sa di apocalittico. Questi occhi stanno vedendo cose che non si sarebbero mai immaginate: la zia Angela che tiene in braccio una piccola scimmietta che urla, sa di pupù e formaggino acido e sbavazza sulla sua nuova giacca Conte of Florence. E guarda adorante questo mostriciattolo tutto gengive e pannolini, sempre affamato come un orso e che piange ogni mezz'ora notte e giorno.
Sarà che i miei estrogeni mi ricordano quanto veloce corra il tempo, sarà che la primavera arriva quando vuole e il DNA non conosce ragioni. Chissà.
BLOG E PERSONE
Facendo uno strappo alle mie abitudini di lurker, ieri ho partecipato con un paio di post ad un blog sul sito di Repubblica, a proposito dell'episodio di violenze perpetrate da alcuni studenti di Torino sul loro compagno disabile.
Al di là delle mie opinioni e delle mie prese di posizione che, come è ovvio, possono essere condivise o meno, e anche al di là dell'argomento della discussione, mi ha molto amareggiata l'atteggiamento degli altri bloggers. Alcune persone, e io credo anche lo stesso autore del blog, non so per quale motivo si sentono investite del ruolo di pastori d'anime, di portatori della verità (che invece tutti gli altri non hanno).
E' l'insieme del tono della risposta, della scelta delle parole, della voglia di buttarla sempre sulla contestazione personale e non su quella del pensiero espresso.
Come si può dire a una persona che non si conosce affatto, e con la quale c'è un epidermico scambio di battute su un argomento generalista e spinoso, "ritengo che tu sia una persona che preferisce chiudere gli occhi di fronte alla verità"?
Ehh?? Hai detto "Ritengo che..."?? No, non ci siamo affatto. Sono solo un alias e un post su un blog, ai tuoi occhi non sono una persona. Ai tuoi occhi di giornalista di Repubblica che in un pomeriggio avrà letto migliaia di commenti, corretto venti bozze, partecipato a X riunioni, fumato trenta sigarette e dieci caffè, mi spiace, ma a te io non permetto di ritenere nulla sulla mia persona. Ti permetto di criticare la mia opinione, anzi: voglio che tu lo faccia, dato che l'ho scritta su un blog affollatissimo. Ma la mia persona non la conosci, non sai nemmeno se sono uomo donna o trans, e ti permetti di ritenere qualcosa? Per tre righe che leggi?
Ci sono amiche che conosco da una vita, e sulle quali non mi permetto ancor oggi di esordire con la frase "ti ritengo una persona che fa questo e quello, così e così".
Non voglio sembrare una sofista delle parole, davvero: ma qui ci si sta dimenticando del peso e del valore delle parole stesse un po' troppe volte, un po' troppo spesso. Per questo poi tutto quel che leggiamo non ci cattura e ci pare insipido: perchè il peso delle parole è così distorto che un pinco pallino chiunque, su un web qualunque, in mezzo a centomila persone, mi può dire "ritengo che tu sia una persona...".
La mattina il Guh mi sveglia piano, senza parole nè trilli di sveglie, senza accendere la luce. Sento il sorriso che si forma sulle sue labbra, sulla mia fronte. Le sue dita mi scompigliano i capelli e so che sono le sette. Ci sono mattine, e sono sempre più frequenti, che questo risveglio significa gioia e sicurezza. Ne restano alcune in cui senza apparente motivo il mio cuore piomba in una maliconica saudade, e sono le mattine in cui ripenso alla mia vita com'era, al caffè fatto da altre mani, alle frasi e alle abitudini come erano allora.
Tredici VS uno e mezzo, gli anni della vita di prima e quelli della vita di adesso. Non è ancora facile, forse non sono normale a soffrirne ancora -anche se non è più una sofferenza continua, come lo scorso anno- ma le spalle a quel mondo non le ho mai voltate del tutto. Forse sono un po' prigioniera dei ricordi, o forse devo solo accettare che non mi lasceranno mai senza volermi far del male apposta.
SEMPRE 20
Sabato, come ormai di consuetudine, ho compiuto i miei abituali vent'anni. Non sono avvezza a grandi festeggiamenti per le mie primavere che si aggiungono, ma il Guh mi ha stupita con un effetto speciale inatteso.
Uno scatto in bianco e nero di cui non mi ricordavo, dove fumo un Avana in controluce e sembro vagamente Compay Segundo, ingrandito in formato murales. Non me ne ricordavo perchè era il marzo del 2005, il periodo in cui tutta la mia vita si era trasformata in un fiume in piena e le cose si succedevano veloci come nuvole sul mare. In quello scatto c'è tutto quel che c'è da dire.
Poi sono uscita a cena, poi le mie amiche mi hanno fatto quei regali che solo le amiche ci arrivano a capire, poi ieri mattina sono stata al lago con Luca e sono felice di essere la prova vivente che si può avere un uomo per amico.
Al lavoro ho dei colleghi in grado di salutare e sorridere, e una capa che sa fare la capa senza essere sadica.
Dopo anni, ho una vita con degli obiettivi raggiungibili, ho voglia di tornare a casa la sera e di ricominciare la mattina dopo.
E' davvero bello avere vent'anni, soprattutto quest'anno.
IAB FORUM 2006
Ieri ho partecipato allo IAB Forum 2006. Ho un po' patito per i soliti problemi da fiera: caldo soffocante, miliardi di parole di commerciali che (bontà loro, per carità!) stordiscono con i loro business application, market leader, indice di revenue. E poi l'eterna disorganizzazione della Fieramilano, dove gli interventi dei relatori sono spostati o rimandati di un'ora senza che nessuno ti avvisi, dove prendere la navetta da Amendola per porta Gattamelata può rivelarsi un'impresa non da poco.
In compenso ci sono state delle relazioni interessanti, come quella di Marco Loguercio sul SEM, o gli interventi sempre intensi di Layla Pavone (ci metterei una firma a essere anche io così alla sua età). Lavoro in questo settore da 5 anni e mi rendo conto davvero di come, e di quanto, la pubblicità sia profondamente diversa. Le persone e le loro azioni, i loro modi di essere, quello che Agata Christie chiamava la natura umana: che resta sempre quella che è, con l'UMTS o senza.
UNA INSOSTENIBILE LEGGEREZZA
Peserà un chilo, non esagero. L'ho comprato perchè costava solo un euro (ma adesso mi dico che è fin troppo!), e perchè sono ancora sotto l'influsso de Il diavolo veste Prada: ma il nuovo inserto di Repubblica, Velvet, è un pachidermico pamphlet di cose già viste, già dette, già masticate e peraltro in formato pocket.
Questo mammut è alto circa 40 cm e ha 578 pagine, le stesse del mio venerando manuale sul quale studiai l'esame di Letteratura Greca I. L'ho letto in tram: anzi no, questo non è un magazine che si debba leggere. Si possono compitare i circa 200 nomi di case di moda, cosmetici, creme borse e scarpe, ma roba da leggere ce n'è pochissima.
E poi non è una cosa da niente barcamenarsi sui seggiolini dei tram ATM con la borsa, l'immancabile sporta per il pranzo e questo coso patinato che scivola dappertutto.
Niente, non mi è piaciuto. Pacchianeria oversize.
FIGLIOLA PRODIGA RITORNA!
Sono stata lontana per parecchio, vero blog? Mi dispiace per l'assenza, davvero. Del resto, anche gente ben più in alto di me se ne è andata nel deserto lontana da tutto e tutti per 40 giorni. Ok, io ho fatto un po' più di questa quarantena... ma ci sono.
Non mi sono allontanata perchè non sentissi più il bisogno di scrivere, e nemmeno perchè non avessi niente da dire. Anzi, da quei meravigliosi giorni a Procida ne è passata di acqua sotto il ponte.
Solo che ho passato questi tre mesi a vivere senza doverlo scrivere. A fare più che a parlare, a fare gli esami di pratica dopo i molti di teoria che ho affrontato. Me la sto cavando bene, blog; e adesso che il duro è passato (forse!) eccomi.
Sono tornata, però, e siccome le giustificazioni non le scrivevo nemmeno sul libretto quando andavo al liceo beh, non comincerò adesso.
Scriverò un bel resoconto: nel frattempo guarda come è bella l'isola di Arturo
Domani, dopo due anni che non faccio una vera vacanza, parto per 15 giorni di mare. Vado sull'isola di Procida, che mi dicono bellissima. Sono emozionata all'idea di andarci col Guh: la nostra prima vacanza insieme, spero che vada tutto bene. Il mio vecchio bikini strategico "mostra-e-mimetizza" dovrebbe ancora fare il suo sporco lavoro.
Il 28, poi, si inizia un anno lavorativo che si preannuncia di grandi novità. Volevo scriverle anche prima sul blog, ma la mia religione mi impone di parlare di lavoro il meno possibile ad agosto.
Ci rivediamo il 28, caro blog e relativi amici. See you soon ;-)